Leggiamo in Apocalisse 12,10: <<E intesi nel cielo una voce forte che diceva: Adesso la salvezza è giunta, e la potenza, e il regno del nostro Dio e l’autorità del Suo Cristo; poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte>>. Vi rendete conto che Satana ha accesso giorno e notte presso Dio, per accusarci e non sempre falsamente; ma il versetto 11 dice: << Essi (i cristiani) l’hanno vinto a causa del sangue dell’Agnello e a causa della parola della loro testimonianza, e non hanno amato la loro vita fino a temere la morte>>. Vorrei soprattutto insistere su questa parte finale del versetto: <<essi non hanno amato la loro vita fino a temere la morte>>, e io credo che sia anche per questo che essi hanno vinto. Essi hanno vinto Satana a causa del Sangue dell’Agnello, a causa della parola della loro testimonianza e anche perché non hanno amato la loro vita fino a temere la morte.

La parola della nostra testimonianza è la Parola di Dio resa vivente attraverso la nostra vita. La nostra testimonianza cristiana deve essere imbevuta della Parola del Signore, fondata su di essa e riempita da essa. Attraverso tutto ciò che diciamo, pensiamo, facciamo, il Signore vuole che sia la Sua Parola ad agire attraverso la nostra testimonianza, poiché Egli vedrà se ci amiamo gli uni gli altri e se la nostra testimonianza è secondo la Sua Parola.

È allora che coloro che sono fuori saranno attirati al Signore << così tutti vedranno che siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri>> (Giovanni 13:35). La gente di fuori non è attirata molto quando vede le divisioni e i problemi che esistono a livello delle chiese cristiane. Essi saranno attirati solo se vedranno in noi l’amore del Signore concretamente realizzato nelle nostre famiglie, nella chiesa, nella nostra vita personale.

Occorre che questo amore di Gesù traspaia in tutta la nostra testimonianza, che siamo riempiti di Spirito Santo e per questo il Signore ci dice: << essi non hanno amato la loro vita fino a temere la morte>>. Quando si ama troppo la propria vita su questa terra, si ha paura della morte e il diavolo lega molte persone attraverso questa paura. Innanzi tutto c’è la paura della morte fisica. Molti cristiani hanno paura della morte. Una volta anche io avevo paura della morte. Era una paura terribile. Prima di convertirmi, avevo una tale paura della morte (era una fobia) che in certi momenti non osavo neppure allontanarmi da una città dicendomi "vediamo c’è un ospedale laggiù? Perché se mi succede qualcosa potrei avere il tempo di arrivarci velocemente per curarmi!" Vedete a quale punto era arrivata questa fobia, la paura della morte! Gloria a Dio, Egli me ne ha liberato!

Quando il Signore ci rivela chi è, quando ci rivela ciò che ci aspetta lassù, le dimore che Egli ha preparato per noi, le dimore celesti, la Gerusalemme celeste, la gloria della Gerusalemme celeste, ciò che Egli prepara per coloro che porterà con Lui lassù, allora possiamo dire veramente con Paolo: <<La morte mi è di guadagno>> (Filippesi 1:21). E possiamo anche dire: "Desidero con tutto il cuore essere presso il mio Signore"!

Io resterei sulla terra per la testimonianza, per il mio prossimo, per la Chiesa, o per l’opera che il Signore mi chiede di fare quaggiù; ma non resto con la paura della morte che mi farebbe dire: "approfittiamo in fretta della vita finché dura perché dopo, non si sa nulla". Io resto perché so che devo compiere le opere che mio Padre celeste ha previsto, per salvare anime e portarle nel Suo cielo di gloria: ecco perché Dio ci chiede di restare. E noi restiamo per prepararci all’incontro del Signore, santificandoci.. Il Signore vuole togliere dal nostro cuore ogni timore della morte!

Ho notato che la paura della morte è qualcosa che paralizza molti cristiani. Di conseguenza essi hanno il desiderio di costruirsi qualche cosa sulla terra, di costruire "qualcosa di solido", di accumulare possedimenti, di avere un buon mestiere… Certamente, è meglio avere un buon mestiere che uno cattivo, ma non è a questo che siamo chiamati fondamentalmente. Se il Signore ha previsto che abbiamo un buon mestiere è sempre in vista di esercitare le opere che Egli ha previsto per noi nel contesto in cui siamo, nel mestiere in cui noi esercitiamo la nostra attività, poiché intorno a noi ci sono anime che hanno bisogno di essere toccate.

Sia che siamo professori di università, o spazzini di strade, per il Signore non è questo l’importante. Egli mi mette là dove ha previsto poiché sa che ovunque io sia, all’università o per la strada, ci sono attorno a me delle anime che nessun altro potrà toccare. I diplomi e tutto ciò che ho accumulato come curriculum, non mi serve a nulla se non al fine di aprirmi certe porte per testimoniare in certi ambienti, tutto qua! Se sulla mia strada ci sono persone che danno importanza ai diplomi e che dicono: "poiché è diplomato apriamogli le porte", approfitto dell’occasione, entro e parlo di Gesù.

"Essi non hanno amato la loro vita fino a temere la morte". Noi dobbiamo chiedere al Signore che Egli ci mostri, questa sera, se abbiamo nei nostri cuori ancora un po’ di paura della morte fisica. Il Signore vuole togliere questa paura per sempre, perché non sarete mai efficaci per il Signore nella vostra vita terrena, se avete ancora paura della morte. Questo prova agli occhi del Signore che siete ancora legati a qualche cosa di questa vita carnale e terrestre ed Egli desidera eliminarlo.

Non bisogna cadere neppure nell’eccesso opposto e desiderare di morire. Per noi la morte è un guadagno perché sappiamo che guadagneremo il Signore e lo vedremo faccia a faccia, ma non devo cercare la morte. Essa verrà nel momento in cui il Signore lo ha deciso. Finché Egli non lo abbia deciso e io non abbia nel mio cuore la convinzione e la certezza che sia l’ora di partire, allora devo resistere con tutte le mie forze alla morte poiché è qualcosa che viene da Satana: la morte è un nemico. Ma io non devo temere la distruzione del mio corpo fisico, ci dobbiamo comunque passare, a meno che il Signore Gesù non ritorni molto presto. E anche quando Egli arriverà, i morti in Cristo risusciteranno e i viventi saranno trasformati in un istante, e si avrà una "resurrezione dei viventi". Ma se Egli tarda o se noi dobbiamo morire questa sera o questa notte, ebbene non abbiamo paura di questo: "Signore la Tua ora sarà la mia, ma non prima né dopo"!

Ho anche conosciuto una persona alla quale il Signore ha lasciato una scelta.Questa sorella in Cristo stava per morire di cancro. Essa aveva su questa terra un bellissimo ministero di preghiera di intercessione e nel momento in cui stava per morire di cancro, il Signore le è apparso e le ha detto: "Ti lascio la scelta, tu puoi venire o puoi restare: scegli." Ella rispose: "Signore io so che sarebbe meglio con te, non ho dubbi su questo, ma Signore a causa dell’opera e di tutto ciò che c’è da fare e delle anime da salvare ti chiedo di restare ancora." Essa si addormentò tranquillamente e quando si risvegliò era completamente guarita dal cancro. Lavora ancora oggi per il Signore a 78 anni con vigore. Il Signore le aveva lasciato la scelta: lei stessa ha accettato di restare per lavorare per Lui in queste spesse tenebre. E io sono sicuro che questo ha dovuto rappresentare un sacrificio per lei poiché sapeva bene che sarebbe stato meglio andare alla presenza del Signore.

Se ti accorgi che hai ancora paura della morte devi pregare così: "Signore togli ogni paura della morte te ne prego". E se il Signore ti dice chiaramente questa sera stessa: "E’ finita per te su questa terra" tu lascia tutto. Tu sei pronto a lasciare tutto poiché tu non hai amato la tua vita fino a temere la morte.

Ma il Signore parla anche di un’altra morte e credo che sia ancora più importante per ciascuno di noi: è la morte a sé stesso e questo va nello stesso senso della precedente poiché quando si ama la propria vita carnale e personale, non si ama crocifiggerla, non si ama portarla alla croce affinché essa muoia. E Gesù dice chiaramente in Luca 14:25: <<Molte folle andavano a lui>>. Quando il Signore si manifesta con potenza, Egli attira sempre grandi folle perché avvengono sempre cose straordinarie. Quando Egli agisce con potenza, per mezzo degli Apostoli, dei servitori di Dio a cui il Signore ha dato un ministero di potenza, di fede, si vedono le folle arrivare.

Bisognerebbe vedere il ministero che il Signore diede a Smith Wigglesworth, un semplice idraulico che sapeva appena leggere e scrivere, che non ha mai avuto nient’altro che la Bibbia e ciò gli è stato largamente sufficiente. Egli fu ripieno di Spirito Santo e di fede. Ha percorso la terra intera. Il Signore agiva potentemente attraverso di lui. Un giorno sbarcò in Australia, su un battello. Non aveva nessuno che lo attendeva, nessuno. Quando partì da quel paese, c’erano migliaia di persone che lo accompagnarono al battello, poiché quando annunciava la Parola di Dio, il Signore agiva con potenza e forza e Gesù si manifestava attraverso conversioni, guarigioni, miracoli e le folle si avvicinavano al Signore. Egli non ha avuto spesso l’occasione di far stampare molti trattati o biglietti pubblicitari per annunciare le sue riunioni. Non aveva neppure molte emittenti radio e televisive, ma lo Spirito Santo era all’opera e venivano moltitudini di persone.

<<Molte folle venivano a Gesù>>. Ma c’è una grande differenza tra l’essere attirati dalla potenza e dall’amore di Gesù, ricevere una benedizione, una guarigione, una liberazione, ed essere discepoli di Gesù. Il Signore Gesù vuole formare dei discepoli. In Matteo 28:19 è scritto: <<Andate (ad annunciare il Vangelo in tutta la terra), fate discepoli da tutte le nazioni, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ed insegnate loro a osservare tutto ciò che vi ho prescritto>>. Un discepolo è un fratello o una sorella dal collo tenero che impara dal Signore ad ubbidire.

E vi confesso, non è un apprendimento sempre facile. Ma quando si ama il Signore lo si vuole fare. E Gesù dice in Luca 14:26 <<Se qualcuno viene a me e non odia suo padre, sua madre, i suoi figli, i suoi fratelli e sorelle e finanche la propria vita…>>. È scritto in Apocalisse 12: "Essi non hanno amato la loro vita fino a temere la morte". Vediamo che questo significa la medesima cosa.. Bisogna che noi abbiamo per la nostra vita propria l’odio che il Signore ha, nel senso buono del termine, certamente, cioè che tutto ciò che si oppone nella mia vita al compimento della volontà perfetta di Dio per me, devo odiarlo, portarlo alla croce e crocifiggerlo.. Se la mia volontà propria, la mia vita propria si oppone alla volontà del Signore per me, io devo odiarla: <<egli non può essere mio discepolo>>. È una impossibilità totale.

Si possono ricevere grandi benedizioni dal Signore, essere visitati potentemente, essere benedetti, guariti, ma il Signore ha un tale amore per noi che Egli vuole farci pienamente partecipi di tutta la Sua vita. Egli non vuole che restiamo ostacolati dalla nostra vita carnale, dai nostri desideri carnali, dai piaceri del mondo, dalle cose che passano e che periranno per sempre. Il mondo passa con la sua concupiscenza. E durante questo tempo delle anime si perdono.

Il Signore vuole che al più presto possibile nella nostra vita cristiana, siamo portati a realizzare che tutto ciò che è carnale in noi deve passare dalla Croce. <<coloro che appartengono a Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri>> (Galati 5:24). Questo è già compiuto in Cristo. Cristo è morto per noi dunque noi siamo morti in Lui. Il Signore vuole che lo realizziamo per mezzo della fede una volta per tutte. E la fede produce sempre le opere corrispondenti. Quando ho veramente compreso per mezzo della fede che io sono crocifisso con Cristo (quando Egli è morto io sono morto con Lui), le mie opere corrisponderanno di conseguenza, con la certezza che ho dentro il mio cuore, di essere una nuova creatura in Cristo. <<Le cose antiche sono passate, tutte le cose sono diventate nuove>> (2 Corinzi 5:17).

Tutto il lavoro dello Spirito Santo, nella mia santificazione giornaliera, consiste nel farmi ben comprendere che io sono già in Cristo una nuova creatura. Non ho bisogno di correre dietro a qualcosa che non è ancora fatto, devo realizzare che è già fatto in Cristo. E il Signore vuole che lo metta in pratica concretamente: questo vuol dire portare la propria croce. In Luca 14:27 è scritto: <<Chiunque non porta la propria croce e non mi segue non può essere mio discepolo>>.

A volte parlo con cristiani che mi dicono: "Oh mi è arrivata una tegola spaventosa, mi è capitato questo, mi è capitato quello; ho un marito impossibile, una moglie impossibile, dei colleghi impossibili, è la mia croce, io la porto!" E subito dopo io sono obbligato a dire loro: "Ma no, sorella mia, fratello mio, non è questa la tua croce. La croce non è ciò che ci capita addosso, ma è la maniera con cui noi reagiremo a ciò che ci capita.. Ciò che ci capita è ciò che ci è imposto. Se vi cade addosso una grossa tegola, non l’avete scelta e a questo livello siamo sullo stesso piano di quelli del mondo, anche loro hanno prove, dolori, malattie, sofferenze, difficoltà che arrivano all’improvviso. Ma essi non hanno il Signore Gesù, non hanno Colui che è la soluzione, la guarigione, la liberazione. Quando queste cose difficili arrivano e mi sono imposte, è là che Dio mi aspetta per vedere se io mi caricherò della croce o se invece sceglierò di lasciare esprimere la mia vita propria, poiché io amo talmente questa vita, oh! La accarezzo talmente questa vita propria dell’Io, questa vita carnale, questa vita egoista, che non cerca altro che la propria soddisfazione! È questa la vita propria che noi dobbiamo odiare, è questa che non devo amare fino a temere la sua morte.

Quando diciamo: "Signore, mi sta capitando qualche cosa di difficile, di ingiusto", è là, in genere, che Satana ci fa cadere. Quando qualcosa di duro, di difficile ci capita, ma che sappiamo che è giusto, lo sopportiamo più facilmente. Ma quando ci capita qualcosa di ingiusto è molto più duro da sopportare. E in 1Pietro,4 è scritto proprio che noi siamo chiamati a soffrire ingiustamente. Noi siamo chiamati a partecipare alle sofferenze di Cristo.

Certamente Gesù ha svolto una parte che competeva solo a Lui, quando è morto sulla croce al Calvario. Solo Lui poteva farlo. Ma quando ci chiama a partecipare alle Sue sofferenze, alle Sue persecuzioni, ai Suoi trattamenti ingiusti, tutto ciò fa parte della vita cristiana al cento per cento. Allora non dobbiamo stupirci quando un trattamento ingiusto ci viene riservato. La Parola ci domanda di considerarlo come una grazia di Dio. Perché? Per insegnarci a caricarci della nostra croce, cioè ad avere nell’ingiustizia la buona reazione spirituale: "Signore perdonalo/la, non sa quello che fa e riempi il mio cuore d’amore per chi mi ha trattato ingiustamente".

Sapete in quale caso è più difficile fare questo? Con coloro che ci sono più vicini, nostra moglie, i nostri figli, i genitori, gli amici vicini. L’ho constatato da parte mia, è più facile crocifiggere la mia carne quando sono davanti a un estraneo, anche un fratello che mi tratta ingiustamente che quando si tratta di qualcuno molto vicino.

<<Servi, siate sottomessi con ogni timore ai vostri padroni; non solo a coloro che sono buoni e dolci, ma anche a coloro che hanno un carattere difficile>> (1Pietro,2:18). A volte mi capita di manifestare un carattere difficile e vi assicuro che non è gradevole per gli altri! È ciò che il Signore vuole uccidere alla Croce affinché il carattere di Gesù si manifesti nella nostra vita, nella nostra chiesa, nel nostro focolare domestico. <<Poiché è una grazia sopportare afflizioni per motivo di coscienza davanti a Dio, quando si soffre ingiustamente>>. È una grazia soffrire ingiustamente quando non si è fatto nulla di male. Bisogna imparare, fratelli e sorelle, a considerarlo come un dono regale.

Cristo ha sofferto ingiustamente, Lui giusto, tra gli ingiusti. In rapporto alla giustizia di Dio era giusto, poiché Egli doveva morire sulla Croce per noi. Ma umanamente parlando è stata una ingiustizia totale perché Lui non ha commesso nulla di male, non aveva e non ha altro che amore nel Suo cuore per sempre. Egli non ha ricevuto altro che trattamenti ingiusti su trattamenti ingiusti, e io sono sicuro che al di fuori delle sofferenze che ha subito alla Croce, anche durante tutta la Sua vita, è stata una perenne sofferenza. Lui che era Dio incarnato, Figlio di Dio in carne, ripieno di Spirito Santo, vedeva permanentemente intorno a Lui il peccato, le ingiustizie, le incomprensioni, il rigetto da parte degli altri, sono sicuro che tutto ciò era una sofferenza permanente in Lui.

Ce ne sono alcuni qui presenti che sono stati rigettati dalla propria famiglia, dalla propria madre o che hanno subito ingiustizie terribili nella loro infanzia e ciò è causa di tanta ribellione e tanto odio. E quando veniamo al Signore, non ci rivela subito (sarebbe troppo) che è una grazia ricevere trattamenti ingiusti. Ma Egli ci mette alla Sua presenza, alla presenza di Gesù che ha tanto sofferto per noi ingiustamente. In seguito ci mostra che il carattere di Gesù deve essere formato in noi per insegnarci a sopportare pazientemente e con gioia l’ingiustizia. E questo è il miglior modo di mettere a morte la carne, sopportare l’ingiustizia quando non abbiamo fatto niente di male.

Allora se voi ne fate un argomento di preghiera, sappiate ciò che vi aspetta. Quando voi dite: "Signore voglio camminare per lo Spirito!" ciò non significa solo parlare in lingue ed esercitare i doni spirituali, assolutamente no! "Signore, voglio camminare per lo Spirito, voglio che il carattere di Gesù sia formato in me". Ecco una preghiera che piace enormemente al Signore! Forse è quella che Gli piace maggiormente. Che il carattere di Gesù, il beneamato Figlio di Dio sia formato in me e nella Chiesa! Se ne faccio un soggetto di preghiera, sapete cosa succederà innanzi tutto? Mi capiteranno dei trattamenti ingiusti! Perché? Perché il Padre, nel Suo Amore, ci forma un poco alla volta. Inizierà dolcemente. All’inizio Egli vedrà ciò che possiamo sopportare, ma poco a poco quando saremo abituati, quando avremo cominciato a prendere "forma" attraverso le piccole difficoltà, Egli ci farà entrare nelle ingiustizie sempre più grandi, che dovremo subire al fine di formare in noi il carattere dell’Agnello mettendo a morte la carne.

Avete notato come la carne non sopporta le ingiustizie? Nel mondo che ci circonda si sopporta tutto tranne l’ingiustizia: "lui ha fatto le mie stesse ore di lavoro, eppure prende 100 euro di più eppure fa lo stesso lavoro! È ingiusto!" E l’ingiustizia, presso i bambini, nelle scuole… non si sopporta l’ingiustizia! Quando si entra nel Regno di Dio, si è sotto una legge spirituale interamente nuova in cui il Signore nella Sua Grazia, ci insegna a considerare come un dono le ingiustizie che riceviamo. Vedete il cambiamento. Perché? Perché Egli vuole che la carne sia crocifissa.

<<Quale gloria c’è nel sopportare dei cattivi trattamenti per aver fatto del male? Ma se voi sopportate la sofferenza (ingiusta) quando fate ciò che è buono, è una grazia davanti a Dio. Ed è a questo che siete chiamati>> (1Pietro,2:20). È il nostro destino. fratelli e sorelle! Forse alcuni non saranno molto contenti nel realizzare per la prima volta questa prospettiva! Penso che voi abbiate già dovuto realizzare ciò, ma vedersi ricordare la verità così cocente che siamo chiamati a subire delle ingiustizie, non fa certo piacere a prima vista. Ma ci viene detto al versetto 21 che <<è a questo che voi siete stati chiamati, perché Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio affinché possiate seguire le Sue orme>>.

E quando realizzo che non è per nulla che Dio ce lo chiede ma è per essere come Gesù, per imparare ad essere come Gesù, per seguire le tracce di Gesù, per imparare a reagire come ha fatto Lui. È formidabile! Questo avviene anche affinché il mondo veda ciò che sono, un uomo o una donna riempiti dell’amore del Signore verso coloro che mi trattano ingiustamente, questo è formidabile. Nella chiesa di Gesù, è qualche cosa che tutti noi dobbiamo apprendere il più presto possibile. Sopportiamo l’ingiustizia perché dobbiamo tutti trattare con uomini e donne che non sono ancora arrivati alla statura perfetta di Cristo.

Poiché sappiamo che dobbiamo arrivare a questo, un giorno, non dimentichiamo il modo che il Signore ha scelto per farci giungere a ciò: crocifiggendo la nostra carne. Ed il modo migliore, o uno dei migliori metodi di crocifiggerla, è quello di subire trattamenti ingiusti, imparando a subirli gioiosamente, facendo un grande sorriso dal fondo del nostro cuore a coloro che ci trattano ingiustamente. Da parte mia questa è stata la più grande lezione della mia vita, orgoglioso come ero non sopportavo assolutamente un trattamento ingiusto e pensavo: "succeda quel che succeda, aver osato trattarmi così! Vedrà cosa gli succede…". È una reazione carnale. Capitava di tenere il broncio con mia moglie per tre giorni, senza rivolgerle la parola perché aveva fatto una piccola cosa che mi aveva offeso! È terribile! Si può far soffrire molto gli altri quando non si è imparato a sopportare le ingiustizie.

Versetto 23: <<Lui che ingiuriato non ingiuriava, maltrattato non minacciava, ma si rimetteva a Colui che giudica giustamente; Lui che ha portato lui stesso i nostri peccati nel Suo corpo sul legno, affinché morto al peccato (la carne di peccato, la carne si nutre del peccato, il peccato nella carne, è per questo che Gesù l’ha crocifissa alla Croce) noi viviamo per la giustizia; e per le Sue lividure siete stati guariti>>. Noi avremo occasione di parlare di guarigione, poiché il popolo di Dio ha bisogno di guarigione. Non parlo solo di guarigione fisica, ma di ferite, di cicatrici sanguinanti nel cuore, nell’anima. E il buon pastore, il Signore, è venuto per curare e fasciare queste ferite, occupandosi individualmente di ogni pecora.

Un essere umano è qualcuno di talmente fragile e complesso! Quando arriva al Signore, questo essere umano è spesso talmente ferito, con piaghe ancora sanguinanti che non ci si può permettere di aiutare senza la delicatezza del Signore e dello Spirito Santo. Questo non significa che si debba mancare di fermezza, di autorità, ma non si deve giammai dimenticare che abbiamo a che fare con uomini e donne che sono stati feriti, che lo sono ancora, e che sono estremamente sensibili. Devo sovente pentirmi davanti al Signore. Quando vedo le sofferenze dico: "Signore, Tu l’avresti fatto meglio di me, ma hai scelto di servirti di me, malgrado le imperfezioni, malgrado le cose che faccio così malamente, allora, Signore, crocifiggi ancora la carne e che Tu possa veramente esprimerTi attraverso ciò che io sono".

Allora ci rendiamo conto sino a quale punto abbiamo bisogno di lasciarci profondamente lavorare dal Signore per essere riempiti dallo Spirito di compassione e dall’amore del Signore e io credo che sia proprio questa la chiave. Sono la compassione e l’amore del Signore che lo spingevano ad agire come Egli faceva, senza mai cercare né lo spettacolo, né le cose che così spesso noi ricerchiamo, ma interessandosi alla vita individuale della persona che abbiamo davanti, che ha bisogno del Signore nel Suo intero essere.

Termino col versetto 25: <<Per le sue lividure voi siete stati guariti. Poiché voi eravate come pecore erranti. Ma ora siete ritornati al pastore e guardiano delle vostre anime>>. Voi siete ritornati. Rallegriamoci perché siamo ritornati al buon pastore. Egli si occupa delle Sue pecore. Esse intenderanno la Sua voce. Egli se ne prende cura individualmente. Egli le conduce. Cammina davanti a loro. Me ne rallegro personalmente. Alleluia! Gloria a Dio! Amen.